1910 - fernando pessoa - obra poetica em prosa

...

e' necessario adesso spiegare che tipo d'uomo sono.
il mio nome non e' imporante ne' lo e' alcun dettaglio esterno altro particolare
che mi riguardi
tutta la costituzione del mio spirito e' indecisione e dubbio.
niente e' o puo' essere positivo per me; le cose mi fluttuano intorno e anch'io fluttuo
con esse nell'incertezza di me stesso.
tutto e' per me incoerenza e cambiamento.
tutto e' misterioso e gravido di significato.
ogni cosa e' un simbolo "sconosciuto" dello Sconosciuto.
ne consegue paura, mistero, un timore sovrannaturale.
a causa delle mie tendenze naturali, del modo nel quale sono stato educato fin dall'infanzia,
per l'influenza degli studi intrapresi sotto la loro spinta (di quelle stesse tendenze),
per tutto questo ho un tipo di carattere assorto, egocentrico, taciturno, non autosufficiente,
ma smarrito in se stesso.
tutta quanta la mia vita e' stata una vita di passivita' e di sogno.
il mio carattere consiste del tutto di odio, di paura, di incapacita' di compiere atti decisivi,
pensieri definiti, e cio' che attanaglia fisicamente e mentalmente tutto il mio essere.
non ho mai preso una decisione che fosse nata dal mio autocontrollo, mai c'e' stata una
manifesazione della mia volonta' cosciente.
i miei scritti sono rimasti tutti incompiuti; sempre si intromettevano nuovi pensieri,
straordinarie ed inevitabili associazioni di idee che avevano come limite soltanto l'infinito.

a proposito dalle cose piu' semplici, nascono diecimila pensieri, e diecimila associazioni
di questi diecimila pensieri, e non ho la forza di volonta' per eliminarli o per trattenerli,
ne' per riunirli in un pensiero centrale,
nel quale i particolari poco importanti, seppure interrelazionati, potrebbero perdersi.
passano dentro di me; non sono pensieri miei, ma pensieri che passano attaverso di me.
io non pondero, sogno; non mi sento ispirato, deliro.
so dipingere, ma non ho dipinto mai; so comporre musica, ma non l'ho mai composta.
strane concezion delle tre arti, adorabili pennellate di immaginazione attraversano
il mio spirito; ma io le lascio li' addormentate finche' non giungono a morire,
poiche' non ho la forza di dar loro il corpo che sia loro pertinente,
di fare di esse cose del mondo esterno.
il mio carattere consiste nell'odio per il principio e per la fine delle cose,
giacche' sono punti definiti.
mi angoscia l'idea che possa trovarsi una soluzione per i piu' alti e nobili problemi
della scienza e della filosofia; mi fa orrore che qualsiasi cosa possa essere decisa da Dio o dal mondo.
mi fa impazzire che le cose immediate possano essere portate a compimento,
che gli uomini possano un giorno essere felici, che si possa trovare una soluzione ai mali della societa'.
eppure non sono cattivo ne' crudele; sono pazzo e questo e' cio' che mi risulta difficile da capire.
sebbene sia stato sempre un lettore vorace e appassionato, non ricordo nessuno dei libri che ho letto,
tali erano state, mentre stavo leggendo, le condizioni di lettura del mio spirito,
miei sogni, o meglio, provocazioni di sogno.
piu' che incoerente, e' vago il mio ricordo degli accadimenti, delle cose esterne.
rabbrividisco al pensare quanto poco sia rimasto nel mio spirito della mia vita passata.
io, l'uomo che afferma che l'oggi e' un sogno, sono meno di una cosa di oggi.

...